Quindi è questo il suono del silenzio
Il perenne gocciolare dello sciacquone che rimbomba la notte ha smesso. Così il ronzio della caldaia e la sveglia del vicino. Il respiro di mio marito che normalmente mi addormenta e mi accoglie al risveglio, tace. Nessun uccello scappa dietro persiane che restano chiuse, né cani abbaiano sui marciapiedi.
Nella sua stanza mio figlio è in piedi vicino la scrivania. Una statua ferma con in mano il telefono e la testa china sullo schermo. Questo non è cambiato. Il cantante nel video che stava guardando ha la bocca aperta e uno sguardo idiota. Come nelle videochiamate quando il segnale si perde e le facce restano appese.
Una giacca e corro fuori. Non so se sto realmente correndo. In questa stasi, non riesco a percepire il tempo.
Piove. O meglio, pioveva quando ho pregato che si fermasse.
Le gocce sono immobili nell’aria tutto intorno a me. Alcune sfiorano il lago.
Ho sempre amato il silenzio, ma adesso l’assenza dei rumori che di norma mi disturbano, mi inquieta. L’acqua, senza il vento a muoverla, non sbatte più sulle barche ancorate. Nessuno sciabordio. I pescatori tacciono e così i mulinelli nelle loro mani. Le foglie mute sui rami sopra di loro.
La collina di Brunate dietro i palazzi. Le casette arroccate. Il rosso della funicolare ferma tra il verde del bosco e il grigio dell’asfalto è lo sfondo per un presepe di studenti nei cappucci, di impiegati faccia tesa, di auto ferme in coda come le domeniche sulla via del mare.
Ci saranno medici, operai, poliziotti, parrucchieri e fornai.
Tra poco tutti torneranno alla propria vita. Tutti tranne te che, come la pioggia, continuerai a precipitare dal decimo piano fermando per sempre la tua.
Il mondo riprenderà il suo fastidioso rumore, lasciando chi ti ama, piccolo Vale, in un lungo assordante silenzio.
A che serve fermare il mondo se non posso portarti indietro, su quel davanzale, nella tua cameretta? Se non posso abbracciarti e dirti che tutto si risolve, che tutto passa.
Che il mondo non si ferma per un errore.