La NarraMondo – Un Iftar nel cuore del Cairo

La NarraMondo è una raccolta di pensieri, viaggi, visite culturali e di piacere e perché no, stati d’animo. Quasi nove anni fa e’ iniziato il mio “nomadismo”. 

Un po’ ero spaventata all’idea ma poi ci ho preso gusto. Ho avuto modo di collezionare ricordi , avventure , di provare cibi nuovi, conoscere culture diverse ed incontrare tante persone.

Ogni cosa , ogni persona è stato un tassello importante nel puzzle della mia vita. Nonostante abbia ancora bisogno di tante scoperte e tanti tasselli per poter essere incorniciato.

Il mio Secondo Ramadan

Al mio secondo Ramadan al Cairo decido di vivere a pieno la città e mi lascio coinvolgere in un Iftar a Khan el-Khalili. Non è niente di tragico ma arrivarci è stata un impresa tra risate e batticuore.

Khan el -Khalili e’ un enorme mercato cittadino famoso in tutto il paese ma è anche famoso in tutto il Medio Oriente ed è secondo per dimensioni solo al Grand Bazar di Istanbul.

Per raggiungere quella zona da New Cairo, solitamente ci si impiega quaranta minuti. Durante il Ramadan e all’ora di punta, il mio viaggio è durato un’ora. L’autista di uber che ha accettato la mia corsa, mi ha catapultata in un viaggio incredibile ed ho pregato di arrivare viva a destinazione. Quando si avvicina l’ora dell’Iftar la città è in fermento, piu’ del solito. L’ autista non ha tolto la mano dal clacson per tutta la durata del tragitto. Era un continuo strombazzare e cercare la via piu’ libera e piu’ veloce. Uno slalom tra le auto, schivare pedoni e motorini. Insomma, qui in Egitto, tutto si trasforma in un’esperienza unica.

 

Arrivo nei pressi della Moschea di al-Husayn e da li bisogna proseguire a piedi il souq. Google maps  mi indica 10 minuti di passeggiata per raggiungere il ristorante. Mi trovo immersa nel caos del souq. Tutti corrono ad imbandire tavolate.  Portano cibo da una parte all’altra dei vicoli. Uomini, donne, bambini, tutti in fermento. Motorini che sfrecciano, ragazzi con griglie piene di pane sulla testa, in bicicletta, carretti che trasportano la qualunque. Insomma, proprio un mercato! Tutto e’ addobbato con nastri colorati, luci, un’aria festosa.

 Finalmente raggiungo il ristorante. Un palazzo risalente all’epoca dei Mammalucchi(1410) e  oggi patrimonio dell’UNESCO.

Fu distrutto nel 1897 ed oggi e’ rimasta solo la sala ricevimenti. Una stanza rettangolare lunga 32 metri. L’imponente soffitto alto 11.5 metri in legno con la cornice dorata e decorata con iscrizioni thuluth. ( stile di calligrafia araba inventato dal persiano Ibn Muqlah Shirazi). Al Cairo c’e’ storia e fascino in ogni angolo.

Il sole tramonta ed il canto del Muezzin indica la fine del digiuno. In quel momento inizia la festa. Una piccola orchestrina

suona musica egiziana e i dervisci ci incantano con la loro danza. Nel mentre vengono serviti piatti tipici.

Il digiuno si interrompe con un bicchiere di i latte e tre datteri, perché si pensa sia benefico. Viene poi servita una zuppa. Io ho assaggiato la Shorbet Tarbia, una zuppa di pollo e funghi. L’aspetto non era molto invitate ma di gusto piacevole. Arriva poi, la portata principale. Un piatto di carne, a  scelta tra pollo, manzo e vitello cotto in una salsa, accompagnato da verdure bollite e riso. Una scelta di bevande tipiche. Karkade’, Tamr Hindi (tamarindo) , Laban Rayed(bevanda allo yogurt) ed il Kharoub. Tutto troppo dolce e pieno di zucchero. Per chiudere il pasto tipici dolci e the caldo.

L’atmosfera e’ stata molto piacevole. I balli dei dervisci e la musica hanno allietato la  mia serata ma la cosa che piu’ ha resa felice è stato poter assaporare la vera cultura del posto e mangiare tra mura secolari ancora intatte. Non e’ un esperienza che capita tutti i giorni. Nonostante le tribolazioni in Uber ne è valsa la pena.

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